Un pittore di rugiada
Al mio sincero amico Orazio Iannetta

Se potessi scuoterei la tua chioma di albero sordo,
se potessi graffierei ogni tegola di questo tetto,
lo farei per sentirti ridere,
per ascoltare la voce dei tuoi occhi.
Amico mio,
anima di velluto,
muto scoglio senza mare
amo la tua tristezza e i tuoi colori
minuti e veri come orme di gatto nella neve.
Ma a cosa servono questi versi?
Pallidi e fatui si flettono officiosi
dinanzi a tanto cruento ardore
di finissima porcellana
adagiata nella trama di ogni tua tela.
Lieve compositore,
i tuoi pensieri sono mele avvelenate,
nascondigli di talpe,
rigagnoli d’ingenua crudeltà,
che stillano lieti nelle prigioni di legno cesellato
fluttuanti ed immortali tra le croci senza tempo.
Se potessi scuoterei la tua chioma di albero sordo,
in attesa che una lacrima
imperli il tuo mondo di rugiada
per farla dondolare in eterno tra le mie ciglia.