Carne


Senza alcuna lima
il mio tu avrà parole dritte e a buon mercato.
A te lurida morte!
Serpe eiaculante di paure
stupratrice di giardini e di falene.
Su  noi,
capri del tuo ingordo dio
svolgi la tua ombra d’ umida felce
che alligna tra l’assenza del trapasso
in un lembo di placenta.
Io so dove tieni la tua falce
l’erigi nell’interpunzione a piè d’ogni domanda
-mimetica come sterco tra i razzisti-
ma io non cadrò nella tua trappola di meschino bracconiere,
fuggirò claudicante come un lupo
che sceglie di scarnificare la sua branca
nel ghigno atroce della tua tagliola.
Sputerò su ogni chiodo che trapassa le tue croci
e sarò più nero della morte stessa della morte.
Condottiero ormai degli alberi impazziti
adunerò venti fiumi ed un nugolo di gabbiani marci
nell’orto senza mura dove la mia tomba non ha nome.
Storpio e putre si eleverà il mio grido
fino a quando l’ultimo verme avrà digerito le mie carni
allora,
solo allora
potrai prenderti i miei figli.