Lamento


Naufrago ebbro di nostalgia
fra le perle consumate di un rosario
che chiamo poesia.
Stringo nel palmo unghie taglienti,
limo i denti al vento
e raccolgo aghi di pino nei cristalli algidi delle mie paure,
erro
tra i colori sbiaditi di una fotografia,
dormo in un letto di vetri
e mi graffio di sogni spinosi,
ma scrivo di nastri d’argento,
scrivo del giallo di barbagli e di limoni,
scrivo,
scrivo di un salice
del tempo e di un vecchio non ancora nato.
Ammucchio colori e aspetto ogni notte
che un gomitolo di luna rotoli sul mio dolore.