Salamandra

Ho un vaso sul davanzale del mio tempo che non germina più
i petali dell’incoscienza,
ha terra grassa che fu di quercia
e io stesso fui ghianda inconsapevole
per cadere sotto la sua chioma
che non si piega più al vento,
ha semi disseccati e fibre di diamante,
s’asterge di sabbia sull’onda del Ghibli,
ruba le piume ad un germano
e si rifugia in ogni calamo
per non infondersi della neve di Marzo.

Ma voglio risalire la tua scala senza pioli
per  cadere ancora nel fiume in piena dei miei errori,
piegare i rami flebili e neri
della mia saggezza stanca,
e chiederti
perché agli uomini non ricrescono le gambe?