Le stagioni del salice

Rannicchiato in una piega della mia prima ruga,
parlo al mio salice.
Il mio salice ha consigli per tutti,
carezza i pastrani lustrati dal vento
di un vecchio claudicante,
questo salice è  sangue
e non è linfa,
è l’odore di caffè delle bocche impastate di sonno
che gli sputano marmitte e pneumatici,
questo salice è la solitudine di un pesciolino rosso
che urla  senza voce nella sua tomba di cristallo,
questo salice culla la neve
e fruga nelle tasche appiccicate di caramelle
dei bambini,
questo salice ha un cuore dolorante
con due lettere e una freccia.
Il mio salice non piange,
il mio salice mi aspetta
e asciuga le mie lacrime,
il mio salice non mi appartiene,
il mio salice parla alle stagioni,
io le conto.